Torniamo a parlare dei guanti da portiere, un settore che per noi è fondamentale e di grandissima importanza. Le nostre origini, le nostre radici, partono proprio da qui: offrire al portiere tutti gli accessori di cui ha bisogno per svolgere al meglio il proprio ruolo.
È ovvio che non abbiamo sempre avuto le tecnologie attuali e, come accade in ogni ambito, è stato necessario un processo di evoluzione e perfezionamento. L’essenza, però, è rimasta intatta e il progresso non è stato così radicale e rivoluzionario come quello che ha interessato le scarpe da calcio.
5 innovazioni nei guanti da portiere che hanno cambiato la storia
Da tempo immemorabile, nelle fotografie dell’epoca vediamo portieri indossare i guanti, ma questo non significa che fossero utilizzati esclusivamente per parare i palloni avversari. Già negli anni '20 troviamo il leggendario portiere Ricardo Zamora, il cui nome è ancora oggi legato al trofeo assegnato al portiere con la miglior media di gol subiti ne LaLiga, mentre indossa dei guanti da portiere.
Per molti anni la situazione è rimasta pressoché invariata: i portieri indossavano questo tipo di guanti soprattutto per proteggersi dal rigido freddo dell’epoca. Naturalmente, non possiamo non ricordare il nostro Pallone d’Oro Lev Yashin, una vera e propria icona tra i pali. Lo ricordiamo con i guanti da portiere, anche nei periodi dell’anno in cui le temperature erano più miti, segno che questi accessori avevano già una funzione simile a quella che svolgono oggi.
5 - L'introduzione del lattice nei guanti da portiere
Siamo negli splendidi anni '80 e il lattice fa la sua comparsa. Già negli anni '70 vedevamo portieri indossare i guanti, ma questi erano realizzati semplicemente in felpa o in un materiale simile a un asciugamano, capace di offrire un buon supporto e una discreta ammortizzazione, ma praticamente privo di grip.
Negli anni '80, invece, marchi come Reusch e Uhlsport scoprirono il lattice. Inizialmente la qualità del materiale non era particolarmente importante: i palloni erano ruvidi e realizzati in pelle naturale, i terreni erano asciutti e il grip non rappresentava un problema come lo è oggi.
Il materiale utilizzato per i palmi dei guanti viene ottenuto da una schiuma di lattice attraverso un processo che i produttori di lattice chiamano “Kaysan”. È proprio così che si ottiene il lattice dei nostri guanti.
4 - Guanti per condizioni estreme
Mantenere le mani calde e asciutte: questo era l’obiettivo nel 1992. L’epoca d’oro dei materiali tecnici arrivò anche nel mondo dei guanti da portiere. Un marchio pioniere come Uhlsport creò gli Uhlsport ProTec con Gore-Tex.
Per chi non lo sapesse, il Gore-Tex è una membrana che impedisce all’acqua di penetrare nella zona protetta. Naturalmente, all’epoca il Gore-Tex non era ancora quello che conosciamo oggi e questo guanto presentava alcuni problemi. Da un lato, la traspirabilità era praticamente nulla; dall’altro, la membrana tendeva a fuoriuscire dal guanto, rendendo piuttosto complicato reinserire la mano.
Qualche anno più tardi, nel 1994, anche un altro grande marchio come Reusch sviluppò i Reusch GS Wind Stopper: una membrana molto simile alla precedente, ma con una maggiore protezione dal vento e una buona traspirabilità, sebbene la protezione dall’acqua fosse limitata.
Anche l’inserimento della mano era un aspetto a cui il marchio tedesco aveva prestato particolare attenzione, riuscendo a migliorarlo sensibilmente.
3 - Le protezioni per le dita
Siamo ancora negli anni '90 e uno dei marchi che non poteva mancare, adidas, lancia il suo celebre Fingersave. Un guanto che per primo introduce protezioni specifiche per le dita, pensate per prevenire possibili infortuni e proteggere anche dita già compromesse.
L’utilizzo delle protezioni nei guanti da portiere è un tema affrontato in numerose occasioni e sul quale esistono ancora molti dubbi e opinioni differenti. Per questo abbiamo approfondito l’argomento nel nostro articolo sulle protezioni dei guanti.
2 - I palmi per la pioggia
Oggi siamo abituati a vedere quasi tutti i marchi proporre versioni specifiche di guanti per le condizioni di pioggia. Ma bisogna aspettare il 2001 perché Reusch, ancora una volta pioniera, lanci sul mercato il Reusch Aqua Keeper, un modello diventato un vero e proprio riferimento, caratterizzato dall'iconica freccia sul guanto.
Come spesso accade con le prime generazioni di una nuova tecnologia, anche questo modello non era ancora perfetto e la sua reale destinazione d’uso non risultava del tutto chiara.
Due anni più tardi, come in una vera sfida a colpi di innovazione, la sua eterna rivale lanciò sul mercato l’Uhlsport AquaSoft, con un palmo notevolmente migliorato e prestazioni eccezionali in condizioni di bagnato.
Questi palmi sono realizzati in lattice naturale, arricchito nella sua composizione con microgranuli che si gonfiano assorbendo rapidamente l’acqua e garantendo così un’aderenza efficace. In questo modo il palmo rimane asciutto più a lungo e offre inoltre una maggiore porosità.
1 - I guanti senza cinturino di chiusura
Oggi siamo ormai abituati a vedere guanti senza cinturino di chiusura, come i guanti adidas Predator, i guanti Nike Mercurial Touch, gli SP No Goal Zero o persino i guanti Puma Future Grip.
Ma il primo marchio a introdurre questa soluzione fu ancora una volta Reusch. Era il 2007 quando il brand tedesco lanciò il celebre ShortCut SX, un guanto privo sia di cinturino di chiusura che di polsino.
All’epoca, parliamo di poco più di dieci anni fa, i portieri e il mercato non erano ancora pronti per un’innovazione di questo tipo e il lancio non ebbe quindi il successo sperato. Forse era quello il motivo oppure, più semplicemente, i materiali disponibili all’epoca non erano ancora evoluti come quelli che abbiamo oggi.
Potremmo inserire nella lista anche i diversi tipi di taglio dei guanti, ma questa è la nostra Top 5. Se avete qualche altro suggerimento, non dovete far altro che scriverci nella sezione commenti o attraverso i nostri numerosi canali social.